La Storia

Nella passione della pasta è scritta la storia della famiglia Di Martino, proprietaria dell’omonimo pastificio da oltre 100 anni

Il fondatore

Come tutte le storie anche quella della famiglia Di Martino ha i suoi protagonisti, a partire dal capostipite di tre generazioni di pastai: Giuseppe Di Martino. A causa delle difficoltà economiche in cui versava la sua famiglia, Giuseppe incominciò ad apprendere i segreti di produzione dell’oro bianco quando era ancora un bambino. Nel 1907, all’età di 10 anni, iniziò a lavorare in un pastificio il cui proprietario non aveva figli maschi a cui tramandare la sua sapiente esperienza. Ben presto Giuseppe divenne “capo d’arte della pasta corta”. Quando il titolare dello stabilimento in cui lavorava si rese conto di potersi davvero fidare di lui, gli cedette le azioni. Nacque così nel 1912 il Pastificio Di Martino che, allora come oggi, era il primo che s’incontrava entrando in paese e, contornato da vie, senza vicini direttamente confinanti, assomigliava a un’isola.

Alla conquista del mondo

La pasta, a quei tempi, era ancora venduta sfusa e avvolta nella tipica carta blu che contraddistingueva l’intera categoria merceologica. La pasta era consegnata in scatole di latta o, più spesso, in cassette di legno, con le quali veniva anche esportata all’estero. La posizione geografica di Gragnano da sempre facilita il trasporto delle merci via mare, così nel 1915 la Pasta Di Martino fu la prima a ad attraversare il Canale di Panama e la sua qualità era già nota agli emigrati italiani in America.

Ben presto Giuseppe Di Martino coinvolse nella sua attività anche i due fratelli più piccoli, Vincenzo e Francesco Di Martino, che lo affiancarono per breve tempo per poi intraprendere la propria strada.

L’avvento del fascismo

Nel ventennio fascista, la denominazione sociale cambiò: fu quasi obbligato il passaggio a “Pastificio Impero”. Giuseppe Di Martino non volle trasformare i covoni di grano in fasci littori, ma rese l’immagine femminile del logo più bionda ed “ariana”. Durante il periodo bellico, molti pastifici subirono pesanti contraccolpi. Castellammare era un cantiere navale militare e Gragnano divenne un luogo strategico per gli approvvigionamenti. I bombardamenti, purtroppo, non risparmiarono il Pastificio, mentre le truppe tedesche lo razziarono per non lasciare nulla agli Alleati. Così, per una settimana, la famiglia Di Martino fu costretta a recuperare i pezzi di pasta incastrati fra le travi dei pavimenti, pur di sfamarsi.

Nel 1944 Giuseppe Di Martino introdusse in azienda anche due dei sei figli: Giovanni e Gaetano, rispettivamente di 16 ed 11 anni. Volle che iniziassero, come lui, dalla gavetta. Fu Giovanni ad intensificare la commercializzazione della pasta Di Martino a Milano e a Roma. La sua unica sorella diresse per qualche tempo il pastificio di famiglia e poi si trasferì a Napoli.

Dopo la guerra

Nel 1948, nel logo ci fu una modifica del cognome, che assunse la forma corretta “Di Martino”.
 Negli anni Cinquanta, invece, fece la sua comparsa “Napolina”, marchio utilizzato per l’esportazione che venne ceduto ed è tuttora utilizzato in Gran Bretagna. Giuseppe modernizzò i macchinari del ciclo produttivo e cominciò inoltre a portare in azienda gli altri figli, Valerio e Vincenzo.

Giuseppe Di Martino aveva una personalità vulcanica. Fondò una sorta di azienda biodinamica ante-litteram. Nel 1961, fu colpito dalla morte prematura del figlio Giovanni. Diresse il Pastificio fino al 1972. Nel frattempo, Gaetano era diventato responsabile della produzione, Valerio dell’amministrazione e Lucio del settore commerciale.

Gli anni Settanta

Fu un periodo difficile, per la crisi energetica e gli scioperi che ne derivarono, anche perché i Di Martino erano abituati a relazioni molto personali e fiduciarie con i dipendenti, considerati alla stregua di familiari. In quegli anni, Giuseppe Di Martino non temette di tornare a sporcarsi le mani e occuparsi personalmente della produzione insieme ai suoi familiari. Morì nel 1977 e lavorò fino a qualche giorno prima della sua scomparsa.

Il terremoto e la ricostruzione

Il terribile terremoto del 1980 fu un duro colpo per l’intera azienda, ma la seconda generazione affrontò con tenacia e coraggio l’impresa titanica della riparazione dei danni provocati alla struttura. Appena sei mesi dopo il sisma il Pastificio Di Martino riprese l’attività, dominando totalmente la scena della produzione di pasta a Gragnano.

Così nel 1983 la famiglia Di Martino erigeva la prima ala del nuovo Pastificio, investendo al di sopra delle proprie possibilità economiche e costruendo una struttura ancora una volta all’avanguardia.

Superata anche quest’avversità, Valerio Di Martino, uomo di grande sensibilità ed umanità, si specializzò nel lavoro di tipo amministrativo, gestendo i rapporti con i fornitori e con il personale. Sviluppò col tempo importanti competenze nella selezione delle semole, un ruolo di grande responsabilità che lo vedeva impegnato nell’atto di nascita della pasta. La forte personalità di suo fratello Gaetano, uomo rigoroso dagli occhi sereni, in cui convivono le sue due profumate passioni per il mare e per la pasta, divenne presto la nuova figura di riferimento nel pastificio e il custode dei segreti delle tecniche di prosciugazione della pasta. Visto il suo amore per la meccanica, spettò a lui il compito di supervisionare le maestranze e il montaggio di ogni nuovo macchinario installato nel pastificio. La sensibilità dei due fratelli ha funto negli anni da sestante nel raggiungimento degli alti standard qualitativi che distinguono la pasta Di Martino

Una missione che continua

Forti di oltre cento anni di esperienza ben collaudati, oggi Giuseppe e Giovanna Di Martino, pastai di terza generazione, portano avanti la vocazione di famiglia con identica passione, improntata ai valori di qualità, artigianalità, innovazione, valorizzazione del territorio e della sua cultura.